Tu sei qui:

Senza Pelle

L’eterno divenire da una forma ad un’altra
Irene Calabretta

Senza Pelle

Materiali:

Lattice, juta, fili di cotone, fili di lana, faretto led

Poetica

Senza pelle vuole riassumere la poetica da me perseguita e ricercata durante il percorso di studi che sto compiendo, poiché si tratta di mera materia organica, simulata grazia a lattice e fibre naturali come i fili di cotone, completamente esposta e messa a nudo. Di fatti il titolo è esplicativo, rappresenta la materia spoglia da inutili costrutti. Se esposta a una luce intensa la superficie sarà in grado di rivelare quei dettagli che solitamente dovrebbero rimanere nascosti; nell’opera, invece, emergono con forza per far comprendere che la vita umana è perpetrata da qui capillari, vene e arterie che tanto ci impressionano. La ricerca materica si è evoluta a partire da un lavoro più compatto come «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma», il lattice si è alleggerito, fino a raggiungere una sottigliezza pari a emulare la trasparenza.

La luce, poi, gioca un ruolo fondamentale, poiché è quell’elemento artificiale che entra a far parte dell’organismo vivo e porta una riflessione. Ci permette dunque di compiere un’introspezione, paragonando la nudità delle interiora a quelle del nostro io interiore. Permettendoci di percepire il valore del nostro corpo e della natura, così simile a noi. Le interiora voglio rappresentare una visione vitalista della realtà che appare dinamica, intensa, in eterno divenire da una forma ad un’altra, facendo sì che si formi una consapevolezza del se in relazione con gli altri.

«Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.» ¹
Luigi Pirandello

¹ Frase di Luigi Pirandello in Uno, nessuno e centomila, romanzo del 1926.